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Comunicazione a 360°

Un’azienda, anche se di piccole dimensioni, deve parlare con il suo pubblico, nel modo più efficace ed efficiente, con un’azione personalizzata ed efficace, che parta dall’analisi  accurata del settore di intervento, la definizione dei target e con una strategia di comunicazione peculiare e mirata, che tenga conto delle sue dinamiche e realtà.

Solo così si crea opinione positiva e la propensione all’acquisto nei riguardi del marchio e dei prodotti o servizi associati.

Aprire un blog

Aprire un blog con l’obiettivo di guadagnare e niente altro è la cosa più sbagliata che si possa fare. Il successo di un blog è qualcosa di imponderabile, dipende da tantissimi fattori, serve un lungo cammino e soprattutto viene premiata l’originalità e la passione. Tuttavia quasi tutti i blogger, arrivate le prime collaborazioni gratuite, e vedendo – magari – aumentare i fan di mese in mese, si chiedono come poter guadagnare.

È vero lo si fa per passione, ma se si vuol far della propria passione un lavoro perché uno non dovrebbe provarci. Tutti, lettori, aziende, agenzie ci dimentichiamo, a volte, di come gestire un blog di medio-alto livello diventi pressoché un lavoro in termini di tempo e di denaro.

Anche solo considerando hosting, qualche lavoretto di grafica, prodotti acquistati (a casa vostra non credo che cuciniate senza prodotti o senza gli strumenti adatti, così come non credo usciate senza vestiti), gestire un blog costa.

Se a questo aggiungiamo le ore e ore trascorse sui social network a gestire la pagina fan, il tempo dedicato alla scrittura del post, alla risposta dei messaggi, alle modifiche delle foto, capiamo che gestire un blog è un lavoro.

I blogger più famosi, soprattutto in settori come il fashion, guadagnano in diversi modi. Dalla classica pubblicità di Google, alle collaborazioni con agenzie, a publiredazionali con le aziende.

Come guadagnano?

Il blogger medio attraversa tre fasi di “guadagno”.

  • Guadagno di visibilità: il blog appena nato accetta spesso e volentieri collaborazioni gratuite per aumentare la sua visibilità.
  • Guadagni copy: alcuni blogger scrivono anche per quotidiani\riviste di settore
  • Guadagno di prodotti: il blogger riceve uno o più prodotti da parte dell’azienda e li recensisce.
  • Guadagno monetario: è l’aspirazione ultima del blogger, essere pagati per scrivere. Capita solo ai migliori, spesso identificati con criteri discutibili, e raggiungere la vetta significa aver attraversato e riattraversato più volte le prime due fasi.

Se prima le collaborazioni tra blog  e aziende erano sotterfugi da tener ben nascosti, per evitare epic fail, ora sono sempre più all’ordine del giorno. I Blogger sanno, le aziende sanno, i lettori sanno. I blogger sanno che non possono esagerare con le marchette, le aziende (non)sanno che la qualità e la visibilità spesso si paga , i lettori sanno che spesso e volentieri se vedono un brand su un blog si tratta di una collaborazione.

Farsi o non farsi pagare?

Un blogger non deve scegliere in modo assoluto se farsi pagare sempre o mai ma valutare di volta in volta le offerte, l’azienda e le possibilità. Scrivere un post in anteprima su una collezione di un nuovo stilista vale in prospettiva ha un valore economico potenzialmente elevato e non monetizzabile subito: il blogger sarà quindi il primo a scriverne, i suoi fan lo considereranno un trend setter, aumentandone la notorietà. Accettare prodotti in cambio di un visibilità non è una scelta a cui rinunciare a priori ma va valutata caso per caso: si può benissimo gentilmente rifiutare.

Il giusto valore al blog e al blogger

Se a una food blogger offrite tre scatole di dadi da cucina probabilmente ve li tirerà dietro, ma se le offrite un set di attrezzatura professionale, una fornitura importante di olio d’oliva o di un vino particolarmente pregiato potrà forse essere interessata.

Anche qui vale lo stesso discorso: se funzionale al blog, lo scambio merce può avere un valore importante, se invece è fine a se stesso probabilmente può valer la pena rifiutare.

Un altro consiglio che posso dare ai blogger così come alle agenzie è quello di fidelizzare il più possibile le figure professionali con cui collaborate: relazioni di lungo sono le più fortunate e profittevoli.  Fatevi ricordare di voi seguendo alcune semplici regole: professionalità, disponibilità (non eccessiva) e creatività.

DIGITAL MArketing MAnifesto

1 La strategia
Crediamo che gli addetti marketing debbano sedere nel “board” e aiutare nel definire le strategie. I grandi business guardano oltre gli orizzonti. I grandi uomini di marketing hanno la visione per definire il nuovo orizzonte.

2 I brand
Internet ha imposto trasparenza tra marche e affari. I Brand non controllano più i media, i consumatori hanno guadagnato potere. Ciò significa che le imprese devono comunicare in maniera autentica e che è richiesta una chiara identità di se stessi per essere veri e credibili. 

3 l’ esperienza utente / cliente
Crediamo che l’esperienza del cliente (utente) debba essere il centro inderogabile del marketing moderno. L’esperienza è la centricità del cliente stesso, come deve emergere dal prodotto o servizio che proponiamo sui diversi canali. E’ ad esempio rispettare l’importanza di un design bello e appropriato. L’esperienza è data da eventi, servizi accessori, hardware, software, servizio al cliente. Di sicuro ogni interazione col cliente va resa rilevante, gradevole, semplice e utile il più possibile. Poiché risorse e tempo non sono infinite saremo costretti a segmentare ed erogare la migliore esperienza al nostro miglior cliente potenziale.

4 I dati
Crediamo che i dati debbano diventare fonte di ricerca ed individuazione di nuovi target oltre che un vantaggio competitivo per il marketing. I dati sono il segreto del successo di ricerche, segmentazione, automatizzazione delle azioni e personalizzazione. Ci consentono di fatto di predire il comportamento  futuro, che sarà fondamentale per il valore nel tempo della relazione col cliente ed ottimizzare le azioni di marketing.  I media digitali sono in grado di fornire preziose fonti di dati, utilizzabili anche in tempo reale. 

5 Il digitale
Crediamo che il pensiero digitale debba essere incluso in maniera naturale quando si parla di strategia.  Il digitale non deve necessariamente riguardare ogni sforzo del marketing, ma le organizzazioni devono tenerlo presente per cambiare cultura e processi ed essere più orientate in tale direzione. Trattasi di atteggiamento mentale più che di approccio esecutivo. Se non diventate digitali, non sarete dei  “modern marketer”.

6 La personalizzazione
Pensiamo che la personalizzazione sia la migliore opportunità nella sfida per offrire esperienze di marca straordinarie attraverso i vari canali. Quelli digitali in particolare ci consentono la migliore conoscenza, ottimizzazione e vicinanza al cliente. Posizione geografica, strumento in uso, modo d’uso, il tempo atmosferico… siamo nell’era in cui possiamo fruire e godere di nuovi spunti per la personalizzazione! La personalizzazione tra l’altro non è solo per il cliente consolidato, poiché non abbiamo più bisogno di conoscere la persona per regalare esperienza gratificanti. Rispettando la privacy e riconoscendo che dobbiamo dare valore in cambio dei dati che i clienti concedono.  

7 La tecnologia
Non crediamo che la tecnologia sia una soluzione in sé. La tecnologia è un fattore abilitante . Ma il marketing moderno deve trovarsi a proprio agio e deve essere abile nel procurarsi e utilizzare la tecnologia al meglio . La tecnologia sarà di crescente dominio del marketing man mano che la tecnologia diverrà più orientata al marketing e così le persone nei ruoli specifici.

8 La creatività
Necessitiamo di creatività tanto quanto di tecnologia. Di contenuti quanto di dati. Crediamo nel potere dell’emozione e dell’irrazionale quanto nella ragione. Se il nostro marketing è moderno si avvantaggia sia della passione e la creatività dell’emisfero destro che dell’analisi e logica del sinistro. L’era digitale consente un incredibile ed ubiquo accesso a qualsiasi cosa. In questo contesto abbiamo bisogno di innovazione e creatività così come del nostro marketing per attrarre ed impressionare positivamente.

9 Il contenuto
Pensiamo che il contenuto orientato al marketing e la focalizzazione su media propri o partecipati sia uno spostamento fondamentale, irrinunciabile e duraturo. Il contenuto non è più solo parole ma immagini, video, applicazioni, eventi, APIs ed esperienze in vario modo arricchite e ricche. Il contenuto rafforza la credibilità del marchio e la su autenticità ne giova così come la credibilità. Il contenuto, questo contenuto è una vitale espressione per il brand.

10 Il multischermo
Crediamo che la rivoluzione “mobile” sia solo all’inizio. Ma guardando oltre le TV sono schermi, i libri sono schermi, i chioschi sono schermi, le bacheche lo sono. Siamo marketing in diversi contesti e il cliente non riconosce linee… off-line, on-line, below the line. Dobbiamo semplicemente erogare esperienze utente senza distinzioni. Pensare all’esperienza globale e ai numerosi schermi che il cliente vede e controlla.  

11 I social
Crediamo che i social stiano cambiando la nostra cultura d’impresa , il nostro modo di lavorare e il nostro modo di interagire con i nostri colleghi e clienti . Si tratta di creare lavoro, opportunità e affari che hanno la relazione nel loro DNA . Si tratta di realizzare che tutto ora, compreso il nostro marketing , accade in un ambiente in cui i clienti possono e vogliono parlare di quello che facciamo e sono in grado di condividerlo con il mondo . I “Marketers” moderni sanno che il ‘social ‘ non è una scelta .

12 Il commerciale
Crediamo che gli uomini del marketing moderno debbano avere anche un’anima commerciale . Questo significa conoscere i retroscena, sapere dove si fanno i soldi e perché. Significa sapere come misurare e Ottimizzare metriche commerciali chiave. Il marketing può, e deve , assumersi la responsabilità di obiettivi di fatturato in aumento. Con la transazione e-commerce che è l’ultimo scatto del percorso del cliente, Il marketing moderno deve ottimizzare l’ intero iter tra il corridoio di vendita e il post – vendita . Vendite e marketing devono essere maggiormente allineati e hanno punti comuni di responsabilità .

 

Chi fa da sé fa per tre: usi e costumi americani

Chi fa da sé fa per tre: usi e costumi americani

Frequentando gli USA e i suoi cittadini, ho notato alcune differenze nel comportamento degli Italiani e degli Americani in occasione di incontri, feste e eventi sociali.

Noi Italiani siamo molto ospitali e amiamo essere socievoli e uscire con gli amici. Quando si esce per un pranzo con altre persone, si aspetta che ci siano tutti gli invitati prima di ordinare e iniziare a mangiare, giusto? Bene, a me è capitato di avere un appuntamento per pranzo con un’amica americana e quando sono arrivata al bar, lei aveva già finito di mangiare in quanto aveva incontrato un’altra sua amica e loro due avevano mangiato insieme. Così quando sono arrivata io, ho mangiato da sola mentre lei è rimasta seduta di fronte a me a tenermi compagnia. Fatti del genere si sono ripetuti: si decide di trovarsi con amici in un bar, al nostro arrivo gli amici stanno finendo il loro cibo. Non si usa aspettare per poter mangiare insieme? Evidentemente no, ognuno pensa per sé.

E il rito del brindisi? Quando si ordina da bere per sé e per gli amici, poi si brinda e si inizia a bere insieme, no? Invece, se paghi da bere a degli amici americani, capita che prendano il loro bicchiere di birra e comincino a bere, mentre tu stai ancora pagando. Di nuovo è evidente che ognuno pensa per sé. Chi glielo fa fare di aspettare gli altri?

Quando noi Italiani invitiamo amici a casa, cerchiamo di mettere gli ospiti a loro agio e di solito offriamo da bere e altro. Anzi, ci facciamo in quattro per gli ospiti e non vogliamo neanche che si alzino dal divano o da tavola, li serviamo e cerchiamo di essere degli ottimi padroni di casa, non è vero? Negli USA invece gli ospiti sono trattati un po’ diversamente.  Solitamente non vengono serviti e riveriti, anzi, si servono da soli come se fossero a casa loro. Il cibo non è mai importante alle feste americane, quindi spesso si prepara un buffet e ognuno si prende un piatto e si serve da solo e il più delle volte si mangia pure in piedi. In altre occasioni si organizza un potluck, ovvero ogni ospite porta qualcosa, quindi il padrone di casa non si deve ammazzare di lavoro né deve svenarsi per comprare cibo e bevande in quanto tutti contribuiscono a portare sia da mangiare che da bere. E anche in questa occasione gli ospiti parcheggiano i piatti che hanno portato su una tavola e ognuno si serve da solo. 

Infine quando ci si ritrova a casa di qualche americano solo per bere qualcosa (ad esempio in un’occasione di wine and cheese che vengono serviti prima di cena come un nostro aperitivo), i padroni di casa tirano fuori le bottiglie di vino, birra o altro e ognuno si serve da sé. Nessuno cerca di servire gli altri e nessuno accenna ad un brindisi, tanto meno i padroni di casa. Almeno questo è quello che è capitato a me in più di un’occasione.

Insomma ho imparato che negli USA ognuno pensa per sé e gli altri possono anche morire di fame e di sete, l’importante é che sto bene io!

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